I tre principi della scienza unificata


“Un tentativo di ampliare l'odierna concezione scientifica del mondo mi appare dunque condurre in parte verso la parapsicologia, in parte verso la biologia. Solo in questi due ambiti ci si può aspettare di trovare un nuovo, terzo tipo di leggi naturali.”

Wolfgang Pauli, La lezione di piano 



Negli ultimi anni, il discorso pubblico legittimo (quello che trova spazio nei programmi televisivi e viene alimentato dagli algoritmi di raccomandazione sui social media) ha gradualmente e progressivamente inglobato argomenti prima esclusi o tenuti ai margini, come le manifestazioni di intelligenze aliene, i fenomeni cosiddetti paranormali e le esperienze in stati alterati di coscienza. Il processo è in fase avanzata, tanto che oggi fatichiamo a capire cosa siano stati il positivismo e il materialismo tra Ottocento e Novecento, quale potere coercitivo e di autocensura abbiano esercitato anche su menti brillanti fino a poco tempo fa, e quindi quale portata abbia lo sdoganamento di questi temi. Non si tratta evidentemente di un processo del tutto spontaneo, benché il moltiplicarsi su social e forum di luoghi di confronto dedicati a questi argomenti rendesse sempre meno praticabile un ipotetico tentativo di repressione sistematica. Non è ancora chiaro dove voglia andare a parare il potere che detiene almeno in parte il controllo del discorso pubblico legittimo, ma chi osservasse la realtà con intelligenza aperta e mentalità scientifica dovrebbe cominciare a chiedersi con serietà e curiosità perché ciò stia avvenendo.


Seguendo questo principio e il metodo che ha da sempre caratterizzato il blog, a distanza di due anni dal post in cui facevo il punto dello sviluppo della razionalità nuova in Occidente, terza via tra “gnosi” e “noesi” finalmente prossime ad essere riunite, penso sia possibile iniziare a proporre alcuni principi base di questo nuovo modo di vedere la realtà, che recupera una concezione antica di “scienza”, intesa come il tentativo di comprendere tutto lo scibile col massimo livello di precisione e rigore permesso dagli strumenti disponibili in una data fase dello sviluppo umano.


Come di consueto, mi limiterò a enunciare questi principi, senza dilungarmi in spiegazioni che pure sarebbero utili, accompagnandoli con un minimo di commento per chiarire alcuni aspetti almeno a chi sia già un po' addentro a queste questioni di confine tra spiritualità e discipline tecnico-scientifiche.



  1. La realtà vera è ingannevole


COMMENTO: Non entro qui nel dibattito sulla natura della coscienza, ovvero dello spirito, come elemento costitutivo della realtà, che, come divulgato da Faggin e accennato anche nel post di due anni fa, avrebbe caratteristiche simili all'informazione quantistica. Mi limito ad osservare un parallelismo significativo. Come Einstein, che aveva dimostrato l'invarianza delle leggi fisiche e creduto di restituire una visione stabile dell'universo e della mente di Dio, ha faticato tanto, senza mai riuscirci davvero, ad accettare i successivi sviluppi dei fisici, che per continuare a lavorare con le formule nel mondo subatomico hanno dovuto sostituire ai numeri (per esempio della velocità o della posizione di una particella) delle matrici di possibilità, così oggi e nei prossimi anni molti esperti e divulgatori del mondo dello spirito faranno fatica ad accettare la sua vera natura, che è sfuggente e indefinibile. Ingannevole, ma senza una volontà malevola, almeno nella maggior parte dei casi. Perché ha a che fare con la mente, che è sempre limitata, o per dirlo in modo poetico col cuore, che è ingannevole più di ogni altra cosa (Geremia 17, 9). Senza parlare dei demoni che si travestono da angeli di luce, quante cose sono ingannevoli nel mondo dello spirito! Per fare qualche esempio: dalle “visioni a distanza” condizionate da altre menti, alle presunte “entità di trapassati” e "maestri" che spaccerebbero per verità universali le loro convinzioni e percezioni, alle entità create a tavolino come nell'esperimento Philip del 1972. Leo Talamonti nei suoi libri, e in particolare ne I protagonisti invisibili del 1990, raccoglie con precisione di cronista e finezza di studioso molte di queste ambiguità, arrivando a mettere in discussione, su basi razionali, due pilastri stessi della vulgata spiritualista come la reincarnazione e il karma, che pure appaiono a molti spiegazioni molto ragionevoli di innumerevoli fenomeni. Tuttavia, i divulgatori biancovestiti del paranormale che oggi vanno per la maggiore, parlando di dimensioni spirituali in cui regnano la chiarezza, la luce e la bontà incondizionata, dovranno fare i conti in un modo o nell'altro con la realtà di cui vanno discorrendo, ingannandosi e ingannando in modo più o meno inconsapevole. Come la seconda generazione dei fisici delle particelle, dopo Einstein, ha dovuto accettare l'impostazione intrinsecamente probabilistica della meccanica quantistica, così i veri ricercatori dello spirito dovranno accettare la natura intrinsecamente ingannevole e sfuggente di questo modo invisibile ai più. Da affrontare senza paura, senza timori preconcetti, ma con sano realismo e le necessarie preparazioni e protezioni. Ora che questi non sono più temi marginali riservati a personalità marginali, con tratti psicologici fragili o non pienamente sviluppati, vanno trattati da adulti dotati di raziocinio e autocontrollo, accostati con la serietà e il rispetto che le migliori menti hanno sempre riservato alle cose sconosciute con cui dovevano e volevano avere a che fare.



  1. La volontà è il primo degli strumenti


COMMENTO: La volontà è la chiave per raggiungere ogni obiettivo desiderato. La volontà di descrivere e spiegare i fenomeni fisici è stata alla base della nascita e dello sviluppo della matematica. Nel corso dei secoli la matematica è diventata un linguaggio e uno strumento polivalente estremamente potente, fino a riuscire a descrivere l'invisibile infinitamente piccolo e infinitamente grande, e addirittura dimensioni non percepibili né dimostrabili come nella teoria M. Il corrispettivo della matematica come strumento per muoversi e agire nel mondo quantistico, nel mondo dello spirito è proprio la volontà. Come per costruire un reattore nucleare, o una bomba H, serve una matematica molto potente, così per ottenere risultati nel mondo dello spirito serve una volontà allenata e potente. Anche in questo caso, però, bisogna fare i conti con le ambiguità del mondo dello spirito, dove un eccesso di yin genera yang, ovvero il debole diventa forte, come accennato nel precedente post sulle Traduzioni e i tradimenti, e ciò che appare forte può essere debole. Epstein e i suoi sodali erano liberi oltre ogni legge e forti, apparentemente, ma solo perché compiendo azioni aberranti avevano attirato dentro di sé spiriti che li illudevano di avere potere. Così il “mago” influenza il mondo dello spirito, avvalendosi della collaborazione degli spiriti, o modificando dei “campi di coscienza”, per ottenere ciò che vuole, ma al pari di un “medium” potrebbe essere agito da qualcuno che lo illude di non essere un semplice strumento ma di avere un effettivo potere autonomo. Nel mondo dello spirito insomma non esistono ruoli passivi (il medium, il canalizzatore) e ruoli attivi (lo sciamano, il mago), ma solo giochi di volontà e di coscienze che interagiscono. Chi si muove prevalentemente nella luce, comunque, segue la via dell'universo, la via del Tao, per cui la sua volontà non è più quella egoica ma si uniforma a quella di Dio. Gli eventuali “miracoli” che compie non discendono dalla sua volontà individuale, e ciononostante nella misura in cui è unito a Dio come il tralcio alla vite si realizza pienamente come individuo.



  1. L'uno e i molti convivono senza fondersi


COMMENTO: Che si voglia dominare le forze della natura, come nella cultura occidentale, o unirsi armoniosamente ad asse, come nella tradizione orientale, il drago (che simboleggia il suddetto potere) non sarà mai veramente ucciso come nel mito di San Giorgio né cavalcato fino in fondo come in quello degli Imperatori del passato. Sono cresciuto guardando Dragon Ball, ma la conclusione dell'anime (tratto da un classico cinese), in cui Goku si fonde col drago Shenron è pura fantasia anche nel mondo delle idee e della filosofia orientale. Come accennavo all'inizio, oggi ci sono diversi praticanti che su Instagram e TikTok mostrano con orgoglio i loro piccoli risultati di telecinesi, intuizione o visione con gli occhi bendati, in alcuni casi vendendo anche corsi o presentandosi come personaggi fuori dal comune. Tuttavia, persino individui che in anni recenti hanno sbloccato tutto il campionario dei poteri cosiddetti paranormali, che spesso sono l'involontario (e indesiderabile, come insegna il mondo induista) effetto collaterale di una ricerca spirituale seria, penso a Gustavo Rol e Padre Pio, sono lontanissimi da ciò che è Dio in sé stesso. Atman e Brahaman insomma non sono e non saranno mai la stessa cosa. L'uomo non è Dio e non può creare la realtà, ma solo modificare in parte alcuni aspetti della propria esistenza. Allo stesso modo non esiste un tutto “olistico” in cui ogni cosa scompare e si fonde. Non esiste un “campo di coscienza” in cui si uniscono le unità di coscienza più piccole. Ogni livello ha il suo grado di complessità e le sue leggi, che sono proprie, “quantizzate” mi verrebbe da dire col linguaggio della fisica. Come in certi ritratti ottenuti tramite collage di foto di altri volti, osservando il tutto da una certa distanza può comparire un unico viso, ma avvicinandosi all'immagine si nota che ogni pixel è in realtà una persona, con la sua irriducibile identità, così in certi stati alterati di coscienza è possibile avere un'intuizione dell'unità di tutte le cose, ma i singoli enti, come si sperimenta subito dopo, anche in modo drammatico quando si ha a che fare con le persone, continuano a restare distinti, in quella che forse è la più significativa ambiguità del mondo spirituale. Non è possibile toccare davvero qualcuno, perché gli atomi della pelle non arriveranno mai a fondersi, e lo spazio della materia conosciuta, che rappresenta solo il 5% dell'universo, è composto in gran parte da vuoto. Tuttavia esistono gli atomi, con le proprie leggi, e le cellule, con leggi specifiche e nuove rispetto a quelle degli atomi, e così via fino ai gas interstellari e ai buchi neri supermassivi. La vita ha principi che il mondo inanimato non conosce e così lo spirito ha leggi che sfuggono a chi vive un'esistenza materiale. Tutto è collegato, tutto è misteriosamente unito, ma guai a voler eliminare concettualmente le differenze, le reciproche influenze tra coscienze e volontà, il gioco di bene e male, luci ed ombre che rende tanto interessante questa parte di universo. Si perderebbe il senso profondo di ogni cosa, il senso della realtà.



Enunciati rapidamente quelli che a mio avviso potrebbero essere i tre principi fondamentali della nuova scienza, erede dell'antica “scienza” senza distinzioni, in conclusione resterebbe da dire qualcosa sul “quarto, l'eterno... l'unità nel conflitto fra i tre, in cui consiste la vita stessa”, per citare ancora il racconto di Pauli. Tuttavia, poiché gli argomenti qui trattati non sono del tutto scollegati dal super-koan che campeggia nella mia bio di Facebook, riproposto anche sul canale di Telegram di questo blog, per la cui soluzione ho dato a disposizione cinque anni di cui sono passati solo tre, lascio che la piccola magia attivata allora continui a fare il suo corso. Si tratta d'altronde di un mistero che non è difficile intuire al cuore di chi si apra alla grazia, alla sovrabbondanza di verità e di vita che è la via dell'universo.   








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